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Seppelliscimi


Ero muta nella notte che scendeva,
una statua di cera incastrata nella sera.
Il giorno non deve divorare
il dolore di ore passate a chiedermi
in quale posto si fosse smarrita la tua voce.
In quale posto ci fossimo smarriti noi,
ombre d’inchiostro
timidamente fragili.

Ti ho chiamato annaspando cieca
in un letto d’ossessioni,
graffiata d’illusioni.
Non ho mai pensato di morire
per amore, soffocata dal mio pianto,
annientata da quell’attimo fugace
di verità rinnegate.

Non c’è mai stato un tempo
d’innocenza, e tu lo sai bambina.
Fai la valigia e sciogli il tuo dubbio
sul confine della sera.
Rinuncia al tuo dolore
dimenticando il mio odore.
Cancella la mia voce
spenta sulle labbra.

Ho taciuto annaspando soffocato
in un letto di rimorsi,
umiliato dalla colpa.
Non ho mai pensato di vivere
d’amore, inseguito dal rimpianto,
annientato dall’incanto
di un tramonto di ricordi.

E mai ci toccheremo,
mai ci ritroveremo
a discutere di noi,
pelle contro pelle,
macchie silenziose sulla terra.

Ti ho chiamato annaspando cieca
in un letto d’ossessioni,
graffiata d’illusioni.
Ho taciuto annaspando soffocato
in un letto di rimorsi,
umiliato dalla colpa.
Seppelliscimi amore,
seppelliscimi nell’ombra
di un giorno non vissuto.

Foto di Samat Jain
Licenza Creative Commons 
http://www.flickr.com/photos/tamasrepus/
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