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Amami


Amami. Ti è così difficile? Io non sono inafferrabile. C’è una scia di parole e ricordi che ci divide, granelli di giorni smarriti nell’aria, lacerati dal tempo. Me la ricordo ancora la nostra prima notte di settembre, è rimasta impressa sulla mia pelle, e non riesco a toglierla, se ne resta là, accoccolata a guardarmi piangere mentre stringo nella mano la tua voce registrata e lontana. Sempre più lontana. Una nuvola di sale.
Afferrami. Sono qui per te. Le distanze sono soltanto paure mascherate di realtà. Illusioni consumate dall’inverno, dalle troppe stagioni passate a chiederci chi eravamo e chi dovevamo diventare. Avremmo dovuto viverci, invece di consumarci nel dubbio. E lo so che adesso dovrei rinunciare, ma quest’amore va oltre me, abbatte ogni mia più stupida volontà e mi costringe, sì, hai letto bene, mi costringe ad aspettarti dietro la porta di casa. Sono stanze piene d’echi di noi. Ti vedo ovunque. Ti chiamo anche se le parole si spezzano nel dolore.
Torna da me e spogliami. Voglio sentire le tue labbra di pesca sulla mia pelle. I mesi cosa vuoi che contino? Sono ore affogate nella bocca. L’avverto il tuo fiato su di me. Assaporo il tuo profumo, rimasto aggrappato sui miei vestiti smessi, quelli che ho strappato per non lasciarti andare via. Ma niente è servito a trattenerti. Neanche il mio corpo, nudo contro il tuo. Possibile non ti sia rimasto nulla di noi?
Respirami. Non chiedo altro, non ho bisogno d’altro se non di sentirti ancora mio. Questo solo deve contare, tutto il resto non ha importanza.
Cercami, anche se la paura ti graffia l’anima.  Ferma, mi dipingo dei tuoi colori, un nero cangiante e un bronzo luminoso, riflesso di te, su ogni fibra di me.
Sono e sarò la ragione dei tuoi anni.



Foto di Ka-ho Pang
Licenza Creative Commons

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