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Ora che sei lontano




E certe volte sei così lontano che quasi non ti tocco. Ti sfioro con mani di libellula e ti sussurro nell’orecchio di restare qui con me, ancora un poco, ancora solo per un minuto.
Il tempo è solo una strada lastricata di se e di poi, è cucito sulle nostre bocche, litania di promesse sospese in un cielo cobalto come i tuoi occhi.
Uno, due, tre. Contiamo le nostre nuvole e cerchiamo in quelle forme tracce di noi. Sorridi, ora, e cerchi le mie gambe, le percorri con le dita e ti fermi sul mio viso. Cosa cerchi?
Certe volte sei così lontano che non me le racconti più le ragioni del tuo amore.
Ti perdi in un bacio e in un bisbiglio.
Imprimi su di me il tuo profumo di pesca e io me lo porto addosso per giorni. È il compagno delle mie notti insonni.
Non te l’ho mai detto, però. Ho vergogna del mio cuore. Lo nascondo nel silenzio ma so quanto sia inutile travestirsi con te: conosci ogni vicolo della mia anima.
Uno, due, tre. Contiamo i momenti da passare ancora insieme, vorrei fossero eterni. Le tue labbra si arricciano in una smorfia, mi accarezzi i capelli e mi guardi ancora. Cosa vuoi dirmi?
Certe volte sei così lontano che fatico a percepire il tuo respiro.
Allora ho bisogno di posare l’orecchio sul tuo petto e di sentirlo sollevarsi e abbassarsi come una canzone recitata sulla spiaggia, spinta nell’aria dal fiato dell’oceano.
Dove vuoi andare adesso?
Imprimi sulla mia fronte la tua bocca, indugi, scolpendo sulla mia pelle il nostro dolore e svanisci insieme al ricordo che conservo di te.

Foto di raquelsantana
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