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Echi



Appena sono entrata in questa stanza ho ricordato il tuo profumo e i tuoi occhi che sembravano promettere sogni e desideri a testa in giù. C’è profumo di lavanda qui. Sale dal letto e si spegne tra i cuscini e gli asciugamani ripiegati. Mi parlavi spesso del tuo mare, di come sarebbe stato farmelo conoscere e vedere tra gli spruzzi di sole. Mi disturba questa fragranza. È simile all’odore che avevano le tue camicie nella valigia, quando sei arrivato da me con tutto il tuo bagaglio d’illusioni e un regalo che era l’ennesima bugia.
Dalla finestra si scorge la piazza principale. Di notte la luna l’accarezza e le luci dei lampioni spengono le ombre aggrappate tra i palazzi. I vicoli sono bui e anche se cerco di scrutare nel fondo di loro non ci riesco. È una cecità che mi ricorda quella avuta con te. Eri l’uomo venuto da lontano, con bocca di pesca e pelle di ambra. La ragione apparente delle mie attese.
Mi siedo sulla poltrona e osservo il cielo. Inizia ad essere macchiato di stelle.  Gli echi della tua voce mi perseguitano. Avverto ancora il tuo fiato tra i capelli e mi chiudo nel silenzio.
Sono venuta qui per cancellare tutte le tue stupide bugie e liberarmi del tuo ricordo, macerato in ogni angolo della città.
Vorrei piovesse. I pescatori della baia raccontano che la pioggia cancella via le brutte cose e aiuta a dimenticare. Ma io voglio davvero farlo?
Ho lasciato il tuo quaderno tra i cuscini. Pagine bianche di parole disperse.
Forse se l’acqua scendesse a salutare il tramonto laverebbe gli istanti di te e quel sapore acre che mi è rimasto sulla lingua. Tutto sbiadisce presto o tardi.
Diventa una bolla di sapone Justin. Ma l’anima non dimentica mai niente. Il dolore e la delusione la graffiano, scavano su di essa e non esiste una soluzione buona per questo. Allora mi chiedo cosa rimane di noi?
Niente.
Solo il crepuscolo e un quaderno immacolato.



Foto Elys.
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