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Sospesa



Sono trascorsi tre mesi ormai eppure l’ospedale lo sogno ancora. È tutto vivido dentro di me. Il rumore degli zoccoli delle infermiere lungo il corridoio. Le voci sottili dei medici, nella penombra della notte. Sono nenie intessute sul mio sangue.
Là, il tempo, non scorreva. Tutta la mia vita se ne stava immobile, solidificata in una bolla di cristallo, ad aspettare.
Non è ancora finito quel momento di paralisi a cucù.
I giorni muoiono e io fatico ad afferrarli perché scappano. Sono furbi, non si lasciano prendere, si nascondono nel fiato di una strada o nel silenzio di un tramonto.
Il corpo, anche se ha ritrovato se stesso, anche se ora obbedisce ad ogni comando, continua a sentirsi smarrito.
Sono un’ Alice dispersa in un mondo che non c’è.
Sospesa.
Imprigionata, forse.
In attesa, di non so più che cosa.
Di attimi semplici, magari.
Di un sorriso.
Di un sole libero da nuvole salate.
Di me che voglio vincere quest’odiosa immobilità.

Foto di weelise
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