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Dietro casa c'è ancora il nostro cortile. Ha fiori di campo sbocciati nonostante tutto. Le margherite sono di un bianco così vivace che quasi accecano. Mi piaceva accucciarmi e soffermarmi a guardarle. Ogni tanto le accarezzavo, senza coglierle. Avevo paura di far loro del male, nello stesso modo in cui tu hai sempre temuto di fare del male a me.

La giusta distanza da te.
Hai sempre detto questo e io ho sempre fatto finta di crederti, per non turbare le tue indomabili incertezze.
Conservo ogni ricordo di noi.

Il tuo cuore che batte, mentre me ne sto accoccolata sul tuo petto, ad ascoltare il nostro silenzio.
Il tuo respiro fragile.
La tua mano posata sulla mia.

Vorrei tornare indietro e rinunciare alla decisione di partire.
Di lasciarti con i tuoi dubbi e i tuoi "però".
Ma è tardi. È davvero così tardi?
Ho pensato centinaia di volte di restare. Lo penso anche ora mentre ti guardo, sull'ingresso di quella che era la nostra casa, mentre mi osservi e non credi che io sia davvero qui.
Di nuovo.
Ancora.

Avanzo di un passo e poi un altro e un altro ancora, fino a raggiungerti.
Mi manca il fiato.
Il tuo profumo è sempre lo stesso. Come il tuo sguardo buio. Nero di notti e di speranze assopite.

Non diciamo niente. Possiamo solo tacere. Sfiorarci le dita e aspettare noi.



Foto di qwstarplayer
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