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Il concetto di me

Disattendere l'attesa. Un gioco di parole eppure è così. Forse dovrei sul serio smetterla di tenere annodate insieme le corde delle mie emozioni. Ma come si fa a chiudere gli occhi e a decidere che va bene così? Non si può pretendere di farmi essere diversa, di chiudermi in una scatola e di spingermi ad accelerare i tempi, tempi miei, non suoi, non quelli di qualcun altro. Miei e basta. 

Se ci sono sguardi che ti parlano, respiri che si fondono, abbracci che ti graffiano, come fai a ignorarli e a restare indifferente? Certo, se fosse come dicono loro, si tratterebbe solo di mere illusioni, scarti di sogni già spezzati e abbandonati. Chi ha ragione? Sto dando retta a me, a ciò che sento io, a ciò che desidero io. 

Non vivo al trenta per cento. Vivo secondo una misura che mi appartiene. Non posso strapparmi di dosso la pelle per rientrare in certi schemi e fare finta di essere contenta a incasellarmi in ragnatele altrui. È tutto molto complicato, non ho mai pensato sarebbe stato facile adeguarsi a dicembre e allontanarmi da quell'eclissi. So, però, che al di là di tutto, non sono più "la ragazza di ieri". 

Sono cambiata, sono ancora in cambiamento e non so cosa finirò per essere. Probabilmente una scelta definitiva arriverà quando sarò pronta a farmi carico di tutti i miei bagagli e a partire. Per ora sono ancora ferma alla stazione, ogni tanto salgo su un treno, mi allontano, ma poi ritorno. E ogni volta che lo faccio, capisco qualcosa in più. Ogni volta, le mie spalle sono più forti  e più deboli. Ogni volta, so che un domani saprò imparare a stare da sola. Saranno i giorni ad insegnarmelo.

Foto di vampir


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