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Il "nostro" Dicembre


Ti dirò addio nell'unico posto che riesco ancora a riconoscere come una casa. Senza troppe parole, né domande. Da sola, perché separarsi è un'eclissi ma convincersi di essere amati è un'agonia e io non posso più vivere intrappolata nel nostro dicembre. Nonostante questo, però, ci sono ancora un milione di cose che vorrei confessarti, tutte quelle che ho taciuto e che continuo a tenermi dentro per non turbare né demolire le tue estreme convinzioni.

Vorrei dirti che ti ho amato e ti amo solo come si amano e custodiscono le cose più preziose e speciali. Vorrei dirti che la prima volta in cui ti ho visto ho capito cosa significasse legarsi a qualcuno. Vorrei dirti che non potrò mai, neanche per un minuto, dimenticarti. E vorrei fossi tu a dirmi cosa ne sarà di noi, perché io non lo so. Nel fondo di me, adesso, c'è un cielo buio, privato delle sue stelle e un ponte sospeso sul nulla, sul vuoto delle mie inconsistenti certezze. 

Ripensarsi non è mai semplice, ma è l'unica via da percorrere in una città che è sempre rimasta deserta, sebbene io la vedessi piena. Non esiste un modo per anestetizzare l'anima. Posso solo convivere con questo dolore, il dolore perfetto. Quello in cui ci si sente annegare dentro. Quello che racchiude ogni singolo attimo vissuto standoti seduta accanto, nella convinzione che quanto sentivo non dovesse andare perduto. 
Adesso mi chiedo se sarò mai capace di amare qualcun altro e di sciogliere il ghiaccio che lentamente annichilisce il mio cuore muto. 



Foto di narunael

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